DESIGNER
DESIGNERLa creazione di un marchio è un fatto culturale. É filosofia. Non è emozione, come in pittura. Un marchio valido non si lega ad una tendenza effimera, deve possedere un'enorme adattabilità, valenze infinite. Deve mantenere intatto il suo valore, il suo carattere.

Editore e Designer

di Vittorio Sgarbi

Forse a qualcuno, anche degli amici più fedeli o dei lettori più assidui, è sfuggito il capolavoro di Franco Maria Ricci. Si tratta, è vero, come di fronte alle opere di un artista del passato, di una valutazione opinabile, soggetta al gusto e alla sensibilità di chi guarda e di chi legge. Alcuni, che hanno inteso la preminenza di Ricci grafico, osservante e insieme spregiudicato erede di Bodoni, indicheranno il capolavoro nella poco frequentata collana Morgana; altri, in uno dei volumi de I segni dell’uomo. Altri ancora considereranno il capolavoro la creazione di un Borges a

immagine e somiglianza di Borges e insieme a immagine e somiglianza di Ricci: un unico editore in due persone per una Biblioteca di Babele. In realtà, come Ricci sa bene, Dio è nei particolari, e il capolavoro, come credo fermamente, non è una grande impresa; non è neppure, alle origini di tutto, il Manuale Tipografico bodoniano (almeno finché qualche copia dell’originale sopravvive), o l’Oratio Dominica con l’autografo di Paolo VI; il capolavoro è una pagina (tutti si chiederanno quale, qualcuno comincerà a capire) di FMR.
Del numero due di FMR.
A questo punto, come in un giallo, potrei rimandare alla fine la soluzione o non darla affatto.

Ma forse lo stesso Ricci, leggendo, si sarà incuriosito; ed essendo questa che rappresentiamo la sua mostra, sarà bene non farlo attendere. Come nei libri antichi, la pagina più bella, spesso asportata per conservarla come una stampa a sé stante, è la pagina a lato del frontespizio, quella che i bibliografi chiamano “antiporta” e che di solito produce una immagine allusiva a gloria di un potente, o il ritratto dell’autore. Nell’antiporta del numero due di FMR, Ricci ha riprodotto, onorandola come una regina, come Maria Luigia, la propria madre, in una fotografia degli anni Trenta, un po’ flou, dove essa guarda verso il cielo con gli occhi azzurrissimi che lo rispecchiano e che il color

seppia del viraggio non attenua. Sotto, leggiamo, come un’iscrizione dedicatoria: “Offro con molto amore / alla mia mamma / che compie ottantasei anni / un ricordo della sua giovinezza”. Credo che nessun editore abbia spinto il privato fino a questo punto senza destare irritazione ma ammirazione e stupore, per l’assoluta verità e sincerità di un gesto così imprevedibile.
Qui c’è tutto Ricci, in quel singolarissimo miscuglio di naturalezza e artificio che è la contraddizione risolta da cui discende il suo successo. Credo che nessun altro editore oggi in Italia possa pubblicare qualunque cosa corrisponda al suo piacere o al suo gusto, certo di imporla, senza assecondare le mode.

Alcuni dei loghi ideati da Franco Maria Ricci a partire dal 1963
Alcuni dei loghi ideati da Franco Maria Ricci a partire dal 1963

Anzi questa è la ragione prima di FMR: moltiplicare i desideri e i piaceri, potendo pubblicare di volta in volta tanti articoli su diversi e peregrini argomenti invece di un solo libro che richiede tempi lunghi e un solo argomento. Ogni capriccio può essere soddisfatto. Ricci ama il nero e l’oro e, per singolare assonanza, la figura retorica che meglio lo definisce è l’ossimoro.
A questa categoria appartengono non solo la foto della madre, l’assoluto privato che diviene assoluto pubblico grazie alla devozione e all’amore filiale e insieme all’autonomia e al potere editoriale, ma tutta la rivista FMR, che è stata certo l’iniziativa più grandiosa di

Ricci grafico e editore. Essa infatti ha l’aspetto di rivista d’élite, costosa ed esclusiva, ed è invece una rivista popolare, economica e diffusa come nessun’altra rivista d’arte al mondo.
Ancora una volta Ricci è riuscito a conciliare gli opposti. Senza rinunciare ai suoi gusti, eccentrici, aristocratici e sofisticati, ha destato il naturale e universale consenso per la bellezza che è in tutti gli uomini. Ricci ama il nero perché ama la notte. La notte è silenzio, è isolamento, ma è anche, nel suo punto più oscuro, luce improvvisa, illuminazione, tanto più forte se intorno c’è il buio. Per meglio vedere occorre dunque il nero, colore che non ha nulla in comune con il funereo, e

tutto con la pompa, con il lusso, con il barocco.

Ricci non può essere indifferente e immobile neppure rispetto al passato; deve intervenire, inventare, fingere di essere fedele a Bodoni, quasi in modo maniacale, quasi fino all’identificazione, per creare un’immagine nuova, mai prima vista. Perchè Ricci è soprattutto un inventore, anche del passato, quando esso non sia stato convenientemente osservato; un fantasioso artista più che un editore. Guardate le sue trovate, gli accostamenti di aulico e prosaico, di colto e popolare; seguite le sfrenate, surreali, architettoniche evoluzioni delle pagine pubblicitarie disegnate per la

Scic: quasi un racconto.
Riguardate Correggio, Parmigianino, Petitot, a fianco della sintetica arnia simbolo della Cassa di Risparmio di Parma; osservate una copertina de I segni dell’uomo, o la campagna pubblicitaria per l’Alitalia: sono i diversi volti di Ricci, sono visioni apparentemente contrastanti di un temperamento che non può accontentarsi del risultato raggiunto, che deve procedere per accumulazioni e superamenti, per ascesi ed esaltazione. Una vita di immagini, una vita immaginaria. Abbiamo creduto di essere di fronte a un Bodoni redivivo; abbiamo invece ritrovato Piranesi.

Smeg, elettrodomestici, <em>Campagna pubblicitaria</em>, 1977
Smeg, elettrodomestici, Campagna pubblicitaria, 1977
Cucine SCIC, <em>Campagna pubblicitaria</em>, 1973
Cucine SCIC, Campagna pubblicitaria, 1973
Cucine SCIC, <em>Campagne pubblicitarie</em>, 1970-75
Cucine SCIC, Campagne pubblicitarie, 1970-75
Alitalia, <em>Copertine per biglietti aerei</em>, 1990-95
Alitalia, Copertine per biglietti aerei, 1990-95
Kalos, orologi, <em>Campagna pubblicitaria</em>, 1968
Kalos, orologi, Campagna pubblicitaria, 1968
Colomba Bovolone, <em>Packaging</em>, anni '70
Colomba Bovolone, Packaging, anni '70
Casa editrice Bompiani, design delle copertine della collana <em>Il Pesanervi</em>, 1964-1966
Casa editrice Bompiani, design delle copertine della collana Il Pesanervi, 1964-1966